Un approccio “etico” alle case prefabbricate in legno
COSTRUIRE UN EDIFICIO ECOLOGICO A RISPARMIO ENERGETICO E’ UN INVESTIMENTO ECONOMICO CON UN RITORNO CERTO NEL TEMPO. LE NUOVE NORMATIVE SPESSO PERMETTONO DI ACCEDERE A RIDUZIONI SUGLI ONERI O AGEVOLAZIONI DA PARTE DELLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI.
Si tratta di ottimi argomenti, stimolanti e persuasivi nei confronti del cliente, spesso indeciso se rinunciare alle rassicuranti certezze delle costruzioni tradizionali in cambio di vantaggi energetici spinti (e certificati).
Quando si realizza un’abitazione, non solo in legno, gli attori in campo sono parecchi e con interessi diversi.
Il committente punta al miglior rapporto qualità-prezzo possibile, non è disposto ad arretrare sulle finiture, ma comincia a valutare positivamente un sacrificio per il risparmio energetico (soprattutto sull’acquisto di un’impiantistica basata sull’impiego di fonti rinnovabili come il solare o la geotermia, ma anche per migliorare l’efficienza dell’involucro).
Il tecnico incaricato, geometra, ingegnere o architetto che sia, più o meno dotato e preparato, ha il compito di indirizzare il cliente verso le scelte più efficaci e di dare coerenza tecnica e progettuale alle richieste del proprio committente. La scelte costruttive e dell’impresa esecutrice in particolare rivestono un ruolo cruciale sulla buona riuscita dell’iniziativa. A volte, troppe volte, il tecnico si fa condizionare da fattori non propriamente cristallini sotto il profilo morale, finendo per indirizzare il cliente verso il costruttore con i migliori “argomenti” (credo e spero di essere stato abbastanza chiaro…).
L’impresa, soprattutto in un momento di crisi dell’edilizia come quello attuale, spesso sembra disposta a limare il prezzo pur di ottenere l’appalto, per poi recuperare una buona fetta di guadagno a consuntivo, forzando le pecche del computo metrico estimativo o caricando i costi per le varianti e le modifiche in corso d’opera.
Le amministrazioni e gli uffici tecnici comunali rendono difficoltoso il cammino burocratico, magari favorendo i tecnici più inseriti nel territorio ed ostacolando, più o meno volutamente, i progetti non sponsorizzati. Iter ad ostacoli e tempi dilatati sono ad oggi una triste realtà nel rapporto del cittadino con gli organi competenti.
In molti paesi del nord Europa il cliente che vuole costruire una casa prefabbricata in legno segue una strada piuttosto diversa che, paragonata alla nostra realtà, appare sicuramente utopica.
E’ infatti sufficiente recarsi presso una tra le tante serie aziende del settore, scegliere la casa che più si adatta alle nostre esigenze e la campionatura di capitolato presso il centro espositivo. La ditta si occupa di tutti gli aspetti burocratici direttamente, dato che non è necessario un tecnico abilitato per procedere alla presentazione del progetto. Nel giro di pochissimi mesi si è in grado di iniziare i lavori con tempi e costi certi, potendo pianificare serenamente gli aspetti economici nei tempi e nelle modalità più convenienti. Nessuna sorpresa dovuta ad extra-costi imprevisti o a tempi di programmazione senza data di scadenza. Sembra un sogno, ma si tratta di una prassi consolidata da tempo.
Nel nostro paese si sono fatte scelte politiche in passato mirate a creare posti di lavoro anche inutili, pur di abbassare il livello della disoccupazione, sia nel pubblico che nel privato. Senza tirare banalmente in ballo categorie come i notai o i dipendenti comunali, resta la constatazione che, salvo i progetti più importanti, si potrebbero in quasi tutti i casi abolire le commissioni edilizie ricorrendo allo strumento della D.I.A. o agevolare per merito i progetti più virtuosi (bioedilizia e risparmio energetico) e non solo quelli dei tecnici “amici”.
Il settore delle case prefabbricate in legno può però essere un occasione anche per il cliente stesso, che ha l’occasione di fare un piccolo gesto di rispetto nei confronti dell’ambiente, valorizzando le scelte più ecologiche in accordo con il proprio architetto. Quest’ultimo avrà l’occasione di valutare oggettivamente le ditte sulla base delle caratteristiche tecnico-costruttive, del rapporto q/p, non influenzato da interessi personali o di amicizia con l’impresario. L’azienda che realizzerà la nostra casa, infine, ha la possibilità di confrontarsi con il cliente alla luce del sole, valutando l’incidenza delle singole voci di listino sul costo finale. L’obiettivo comune resta in fatti di fissare un prezzo univoco e bloccato a garanzia reciproca senza possibilità di richieste o contestazioni successive.
Per concludere, costruire una casa resta una sfida lunga, difficile e costosa. Un approccio diverso da parte di tutte le figure coinvolte è però possibile se è innanzitutto il committente stesso a pretenderlo. Le scelte che stanno alla base di chi decide di rivolgersi alla bioedilizia (come cliente) o alla bioarchitettura (come tecnico), ed in particolare alle case in legno, vanno quasi sempre al di là del semplice tema abitativo e coinvolgono ben altri aspetti del vivere, come scelta di vita profonda e duratura.




Tralascio gli ovvii commenti ultrapositivi sul mondo della prefabbricazione, che sostengo ed apprezzo da più di vent’anni,ma vorrei esprimere la mia perplessità nei confronti di un ostacolo enorme alla diffusione di questa eccellente tecnica costruttiva. Spiego meglio: in buona parte del nostro paese (ho toccato con mano) il concetto di prefabbricazione è grandiosamente osteggiato dai comuni, che naturalmente non sono preoccupati da problemi di affidabilità e sicurezza dei manufatti, ma temono “giustamente” che parenti, amici ed affini o comunque sostenitori che si occupano di edilizia a livello locale, non possano più lucrare sulle spale dei malcapitati che desiderano avere una casa decorosa senza per questo svenarsi. Quando poi questo ottuso atteggiamento porta adi ignorare l’aspetto ecologico e biocompatibile di queste realizzazioni, ci si rende conto della profonda malafede di parecchi dei nostri amministratori locali, foraggiati dalla lobby di palazzinari. Alla faccia di un mondo vivibile gradevole ed ecosostenibile!
Ciao ragazzi, speriamo presto passi questo momento particolare da un punto di vista economico..abbiamo bisogno di guadagnare un po di soldi in più per vivere meglio…