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Le case prefabbricate ed abusivismo edilizio…

La domanda è questa:

“Le case prefabbricate possono essere costruite su terreni non edificabili, in zone agricole o in aree vincolate?

Assolutamente NO! E potrei fermarmi qui.

Dato che le aspettative in gioco sono comprensibilmente alte e che questa richiesta mi viene POSTA QUOTIDIANAMENTE (!!!), si deve comprendere che non vi sono differenze dal punto di vista della consistenza edilizia di un fabbricato in legno e uno in laterocemento. Basti pensare che le case prefabbricate di legno, unico oggetto di questo blog, vanno montate su platea o scantinato in cemento armato, sono strutture permanenti ed hanno aspettative di vita pari a quelle tradizionali.

Va da se che l’iter per la progettazione, la presentazione presso i competenti uffici tecnici comunali e la realizzazione stessa, segue sostanzialmente la stessa strada di qualsiasi altra costruzione.

Se un terreno non prevede insediamenti, è evidente che non si potrà costruirvi sopra nessun edificio, a prescindere dai materiali e dalle tecniche realizzative impiegate. A maggior ragione, le case ecologiche in legno a basso consumo, sia che si tratti di una blockhaus o di un edificio con struttura a telaio, non sono in nessun modo costruzioni precarie o provvisorie, smontabili o spostabili.

Se è vero che nei paesi di origine l’iter avviene con modalità burocratiche assai semplificate rispetto all’Italia, la realtà urbanistica del nostro paese prevede procedure complesse, il rispetto delle norme di zona e delle leggi in vigore, una concessione edilizia (che potrà essere una D.I.A. o un Permesso di Costruire), la comunicazione all’Amministrazione dell’Inizio e della Fine dei lavori. La costruzione dovrà seguire le direttive di sicurezza sui cantieri secondo il Testo Unico 81/08, con la redazione dei vari piani generale ed operativi, oltre all’individuazione delle figure tecniche di responsabilità.

Non vi è e non vi può, ovviamente, essere alcuna differenza tra una costruzione tradizionale in mattoni e una prefabbricata in legno. Ma se la casa fosse mobile o su ruote? Pur entrando questo genere “ibrido” di pseudo-edifici in quella zona franca che piace tanto a noi italiani, la tendenza delle amministrazioni comunali è di considerare le case mobili degli edifici a tutti gli effetti. Il rischio è quindi alto, certamente non proporzionale alla spesa da sostenere per l’acquisto di queste strutture. “Ma la casa non si vedrebbe, perché è lontana dalla strada e nascosta dagli alberi…”. Chiediamoci perché allora non facciamo tutti i passi necessari alla luce del sole se le case su ruote sono strutture non stanziali a norma. Se così fosse non dovremmo avere nulla da temere ed, al massimo, avremmo bisogno di una semplice autorizzazione. La realtà è che il nostro territorio è stato martoriato oltre che dall’abusivismo selvaggio e dai condoni a pioggia, anche da piani regolatori insensati frutto di interessi economico-politici, con minimo interesse alla tutela dell’ambiente e delle fragilità del tessuto urbano. Il cittadino non comprende il perché ciò che gli è vietato sia permesso ad altri, perché l’abuso di uni sia il diritto di altri. Spesso basta spostarsi di pochi chilometri, da un Comune a quello confinante per percepire delle scelte urbanistiche diametralmente opposte e contrastanti. Non è questa la sede per dare giudizi, ma, pur rispettando la comprensibile frustrazione di chi si scontra con un mercato immobiliare in cui la dinamica dei prezzi dei terreni segue logiche speculative, ed il sogno di costruire la propria casa ha le sembianze di un incubo, si deve ribadire che il suolo è di tutti e va preservato per le generazioni future. L’obiettivo di una casa è di durare nel tempo e di sopravvivere a noi stessi. Un giorno forse la venderemo o sarà lasciata ai nostri figli o nipoti. Costruire un edificio è un atto di responsabilità condivisa tra il privato cittadino e chi (tecnici e amministrazioni) ha il dovere di far rispettare le leggi che tutelano il territorio. Sotterfugi e furbizie non sono certamente la strada migliore per garantire un corretto impatto ambientale delle nostre scelte.

Per fortuna le case prefabbricate in legno anche in questo senso sono pienamente sostenibili.

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

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More with Less, la casa prefabbricata di Aldo Cibic

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Una piccolissima casa prefabbricata, 4 metri per 4, con due camere da letto, un angolo cucina e un bagno doccia, interni in legno e rivestimento come si vuole: legno, intonaco, verde (nel senso di tappeto erboso), con tetto piatto e calpestabile e, volendo, con prato anche lì, che d’inverno funziona da isolante termico mantenendo il calore e d’estate raffredda il locale sottostante grazie all’evaporazione dell’acqua. Facilmente trasportabile e installabile in un paio di giorni. Costo: mille euro al metro quadro chiavi in mano, escluso il posizionamento sul terreno. Ideata dal designer Aldo Cibic, è stata presentata nelle scorse settimane al Salone internazionale del mobile di Milano. Il progetto si chiama “More with less” e comprende altre due tipologie di case, che sviluppano il modulo base o in orizzontale o in altezza (su due o tre piani).

A realizzare le casette è un giovane imprenditore del Nordest, uno di quelli che nella crisi hanno visto un’opportunità e hanno continuato a far girare le macchine puntando su innovazione e tecnologia: Alessandro Rado, seconda generazione nell’azienda di famiglia Hhd (Holiday home design) a Torre di Mosto (Venezia), che impiega tra operai specializzati e terzisti un’ottantina di persone, divisi tra addetti alla catena di montaggio e tecnici delle finiture (falegnami, elettricisti, montaggisti). Cibic non tira fuori la sua idea all’improvviso, sull’onda di una moda.

Alla base di “More with less” c’è una convinzione personale e una filosofia che il designer coltiva da tempo e ha presentato qualche anno fa nel progetto “Microrealities” alla Biennale Architettura: «La contemporaneità — dice Cibic — è intercettare nuovi bisogni. Non abbiamo bisogno di un’altra sedia in più, ma di nuovi possibili modi di vivere in un mondo che sta cambiando. Io cerco di dimostrare che proposte come queste possono diventare modelli di un’estetica sostenibile: i bambini che giocano insieme in un metro quadro di verde, il vedere il passaggio delle stagioni, fare l’orto, mangiare bene, tutto questo produce una nuova cultura, tarata sul tempo che viviamo e vivremo nel prossimo futuro».

Le casette prefabbricate, che hanno un costo contenuto, perché sono state pensate «per una classe media penalizzata sia nel potere d’acquisto che nell’immagine», sono un’applicazione della “Città degli orti” presentata nel progetto per la Biennale. Con una novità concreta in più: la possibile scelta verde, ecosostenibile. Per riscaldare le piccole abitazioni, si può scegliere infatti, a seconda del contesto, di ricorrere al geotermico, di installare pannelli fotovoltaici, di mettere pannelli solari sul tetto, di scegliere un impianto a biomassa, il combustibile naturale ricavato dagli scarti del legno. Anche il centro commerciale progettato per Bassano del Grappa (Vicenza) dallo studio Cibic & Partners con l’architetto Sergio Carta nasce da “Microrealities”, in particolare dal progetto Shopping mall: «Perché ha a che fare con la rivitalizzazione delle periferie, un tema che mi sta molto a cuore — spiega Cibic — Il centro avrà una piazza pedonale, parcheggi schermati che rendono le auto invisibili ai visitatori, ci sarà un asilo, una banca e molto verde. Io credo in una nuova generazione di shopping center non più solo destinati al consumo, ma fatti per produrre aggregazione, scambio e diventare punto di riferimento in una funzione complementare al centro delle città, nel nome di una migliore qualità della vita». Esattamente l’opposto di quei “non luoghi” anonimi, così ben raccontati dal sociologo Marc Augé.

E poi c’è la Cina. Il progetto di Cibic e collaboratori per un parco rurale abitato di un milione di metri quadri, a 40 chilometri da Shanghai verso Suzhou, è sempre frutto della filosofia verde del designer: «Perché non credere che sia possibile che la gente voglia vivere, sviluppando magari delle microeconomie, lontano dallo stress delle città, in armonia con i ritmi della natura e godendone i frutti? Potrebbe essere una scelta esistenziale oppure un modo diverso di trascorrere il weekend». C’è chi ha definito “bucolica” questa visione. Ma la terra è una risorsa sempre più preziosa, da proteggere. E la sensibilità ambientale sta diventando una necessità. Il mondo sta cambiando in fretta.
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    Fonte Repubblica.it

Il riscaldamento nelle case prefabbricate in legno e le soluzioni disponibili

Solare termico, fotovoltaico, pompe di calore ad aria, geotermiche, con sfruttamento dell’acqua di falda, ventilazione meccanica a recupero del calore, riscaldamento a pavimento, caldaie a condensazione, a legna, a pellets.

La scelta della dotazione impiantistica per il riscaldamento invernale ed il condizionamento estivo, per il miglioramento del confort termico va fatta con criterio ed oculatezza ed è tutt’altro che scontata. Il rischio di entusiasmarsi all’idea dell’autosufficienza ad ogni costo è alta, con costi assolutamente non rapportabili ai benefici ottenibili. Oggi sul mercato sono reperibili soluzioni tecniche sofisticate, in grado di sfruttare, con altissimi rendimenti, fonti di energia rinnovabili, poco o per nulla inquinanti.

Vi è un aspetto che il cliente che acquista una casa prefabbricata non deve mai trascurare:

LE CASE IN LEGNO SONO ABITAZIONI A BASSO CONSUMO DI ENERGIA.

Se ben progettate e correttamente realizzate, sono in grado di ridurre al minimo il peso delle bollette. La necessità di energia sarà quindi legata a quella percentuale residua di calore (o di fresco) dovuta ai picchi climatici esterni. In ogni caso si tratta di POCA ENERGIA. Di conseguenza la scelta dovrebbe tenere conto della richiesta minima a cui dobbiamo fare fronte. Ha conseguentemente poco senso investire massicciamente in impianti costosi e sovradimensionati, che difficilmente verranno ammortizzati. La scelta dovrà essere indirizzata verso un impiantistica efficiente ed economica, in grado di supportare le naturali condizioni di benessere che il legno è in grado di fornire in modo del tutto passivo.

Una casa correttamente progettata, in grado di massimizzare gli apporti solari invernali e minimizzare il calore indesiderato durante il periodo estivo con elementi di schermatura, richiederà pertanto un quantitativo di energia davvero ridotto, soprattutto se la realizzazione dell’abitazione sarà eseguita con isolanti adeguati alla specifica zona climatica, di corretto spessore e composizione.

Quali impianti meglio si accordano con le case prefabbricate in legno? Se possibile si dovrebbe per ovvi motivi evitare il ricorso all’aria condizionata. Le moderne pompe di calore sono in grado di riscaldare e raffrescare efficacemente. Il loro maggior limite resta il costo, soprattutto se si ricorre alla geotermia ed alla trivellazione del terreno in profondità. Sono pertanto maggiormente indicate per quegli interventi ove il consumo ipotizzato sia alto, come i condomini, gli uffici, le strutture commerciali. L’abitazione singola, che costituisce la tipologia costruttiva tipica per le strutture di legno prefabbricate andrà orientata nella maggior parte dei casi verso una caldaia a condensazione, possibilmente abbinata ad un riscaldamento a pavimento. La compresenza di un impianto di ventilazione meccanica a recupero del calore dotato di funzione di raffrescamento e deumidificazione, i cui costi di acquisto e di esercizio sono senz’altro abbordabili, può consentire condizioni di eccellente termoregolazione del clima interno con una spesa equilibrata. Con una cifra altrettanto equa è possibile installare sul tetto pannelli per la produzione di acqua calda sanitaria, in grado di essere ammortizzati in poco tempo. Interessanti sono le caldaie a pellets, a caricamento continuo, o a legna, soprattutto se abbiamo direttamente disponibilità di combustibile a costi ridotti. Anche stufe o camini ad aria possono fornire una fonte di energia ecologica ed economica, oltre all’indubbio piacere del calore visivo e sensoriale che può donare il focolare alla nostra abitazione.

Un capitolo a parte merita il solare fotovoltaico. Il sole è la fonte di energia primaria e il suo sfruttamento diretto un obiettivo auspicabile ed inevitabile anche e soprattutto per affrontare il problema dell’emissione in atmosfera dei gas serra e dell’imminente esaurimento delle fonti fossili. Ad oggi il settore del fotovoltaico appare sostenuto artificialmente dagli incentivi previsti dai vari “Conto Energia” o “Scambio sul Posto”. La tecnologia solare è in rapida evoluzione e i pannelli attualmente sul mercato saranno soggetti a rapida obsolescenza nel giro di pochi anni. I costi di investimento restano alti e i tempi di rientro nella spesa superiori ai 10 anni nei casi migliori (senza entrare nel dettaglio dei vari “Mutui Energia”, così di moda oggigiorno). Personalmente ci penserei non una, ma mille volte …..

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

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La casa del cedro, una casa prefabbricata nella campagna inglese

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La Cedar House della londinese Hudson Architects è la loro risposta alle moderne tecnologie dell’edilizia prefabbricata.

La casa si trova nella campagna di North Elmham, sul fiume Wensum e s’inserisce perfettamente nello scenario naturale circostante.

L’abitazione è stata ispirata dalle forme semplici e funzionali delle fattorie del luogo ed è costtituita da due camere da letto ed una stanza che può agire sia da camera per gli ospiti oppure come ufficio; nello specifico è presente anche una camera oscura ed uno studio in quanto il proprietario della casa è un apprezzato fotografo.

I pavimenti, i muri ed il soffitto sono tutti costituiti da legno prefabbricato ed l’assemblaggio è stat perciò molto veloce.

La Cedar House ha una finestra lunga 4m x 2m ed una parete di ben 8 metri composta da porte-finestre che estendono la sala sul patio frontale.
La struttura è coperta da ben 15000 tavolette di cedro.

Il prezzo indicativo è di 270.000 euro
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Le domande più strane sulle case prefabbricate in legno?

Ecco una lista di bizzarre domande ricevute dall’architetto Paolo Crivellaro nell’arco della sua esperienza come blogger in merito al tema delle case prefabbricate in legno…

Domande divertenti, altre disarmanti, che ci raccontano quanti siano ancora i pregiudizi e la scarsa conoscenza del settore dei prefabbricati.

Ho saputo che con 30.000 € è possibile costruire una casa a basso consumo energetico.
La prego, mi dica il nome del fornitore, ne voglio acquistare almeno 10.
Mi interessano le case in legno, ma hanno un aspetto così poco italiano.
E’ ovvio! Se vuole costruire una casa prefabbricata a basso consumo deve per forza sembrare tedesca.
Provi a convincermi che non c’è il problema del fuoco.
Ripeta con me, lentamente: “Il legno non brucia”.
Non mi sembrano sicure, non c’è il rischio che un eventuale ladro possa sfondare la parete ed entrare in casa.
Mi sembra molto più probabile che il lupo cattivo possa soffiarci sopra.
Vorrei sapere il nome della ditta che costruisce l’abitazione di sette piani del progetto “Sofie” che ha resistito al test antisismico.
La CNR HAUS se non sbaglio.
Queste case in legno mi sembrano così diverse quelle “normali”.
Qualcuno le ha raccontato che sono delle vere e proprie abitazioni?
Il fatto che siano prefabbricate mi “suona male”.
Le evocano di più i container o i capannoni industriali?
Quanto durano? Non è che tra 10 anni dovrò buttarla via?
Sono garantite trent’anni, ma dopo vanno demolite e smaltite come l’amianto.
Il mio architetto mi ha fortemente sconsigliato l’acquisto e proposto di rivolgermi ad un’impresa tradizionale.
Non dubito affatto che si tratti di un parere disinteressato.
Secondo il mio architetto le vetrate vanno posizionate a nord, per godere di maggior luce d’inverno, se fossero a sud l’edificio si scalderebbe troppo durante l’estate.
Le ha anche raccomandato di realizzare il bagno in giardino e le camere al piano scantinato? Complimenti davvero.
In caso di rivendita, non rischio di trovarmi in mano un edificio senza valore.
Il rischio è alto, ma può sempre venderlo a me, se avesse delle difficoltà.
Vorrei acquistare una casa passiva su ruote.
Un camper passivo! Quanti km fa con un litro?
Possedendo un terreno agricolo non edificabile, ho pensato di costruirvi sopra una casa prefabbricata in legno.
E’ un’ottima idea, perché non ci ho pensato prima?
E’ sicuro che serva la concessione edilizia?
Devo essere sincero, comincio ad avere dei seri dubbi anch’io.
E’ possibile smontare la casa e rimontarla altrove?
Si, può anche portarla in campeggio o in spiaggia.

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

Che cosa sono i SIPs nelle case prefabbricate del Nord America?

Molti dei modelli prefabbricati inseriti in questo blog sono costruiti con una tecnologia chiamata SIPs. L’acronimo sta per pannello strutturale isolante e la “s” minuscola viene aggiunta per il plurale.

Una SIP contiene uno strato di 10-15 cm di schiuma inserita tra due strati di materiale rigido (come legno compensato, ma ogni strato è fatto di tanti piccoli trucioli di legno), legno compensato, o in fibra di cemento. Questo è lo spessore totale del “sandwich” che si viene a creare per la parete, il pavimento oppure il tetto, meno le finiture finali.

I vantaggi del SIP includono la possibilità di spedire un pannello per il muro perimetrale dell’abitazione direttamente presso il sito di costruzione dell’abitazione in quanto già tagliato su misura e pronto da installare.
Isolamento ed inserimento vengono gestiti in un unico passo.

La critica che viene mossa a questa tipologia di costruzione è il costo iniziale a causa del maggior lavoro svolto fuori sede, in fabbrica, anche se ad onor del vero proprio la realizzazione seriale fuori sede è alla base della realizzazione dei prefabbricati…
Dal punto di visto ecologico i SIPs possono far storgere il naso per l’utilizzo di grandi quantità di schiuma nei pannelli, questo permetterà però di dotare la casa prefabbricata della migliore efficienza energetica possibile.
I SIPs, per quanto detto prima, non generano scarti o rifiuti nel luogo di costruzione.

Umidità nelle case in legno prefabbricate e il territorio italiano

Le case di legno a basso consumo nascono come risposta al problema del freddo dei lunghi inverni nei paesi del Nord Europa. la difesa dal caldo pone la necessita’ di ricorrere a soluzioni ad hoc, ma grande attenzione va posta anche a condizioni ricorrenti di umidita’ persistente, tipiche di molte zone del nostro paese.

Il tipico clima della Val Padana, caratterizzato da inverni rigidi e nebbiosi ed estati calde ed umide, con percentuali di vapor acqueo costantemente elevati per buona parte dell’anno è senz’altro da affrontare con le dovute accortezze se non vogliamo che l’acquisto di una casa in legno possa rivelarsi una scelta avventata.

Va ribadito che il settore delle case prefabbricate comincia timidamente a proporre soluzioni tecniche adatte a condizioni diverse da quelle tipiche dei paesi di origine (Svezia, Germania, Austria). Un clima con basse temperature abbinate a minimi tassi di umidità ha portato questo sistema costruttivo a “specializzarsi” e caratterizzarsi anche formalmente per ricevere il massimo apporto solare ed utilizzare grandi spessori di isolamento solitamente a bassa densità come le lane minerali per impedire gli scambi termici con l’esterno.

Sul mercato troviamo molti modelli a catalogo, firmati anche da noti architetti per grosse aziende del settore, estremamente ricercati per il loro design puro, contraddistinto da grandi vetrate e finiture sopra la media. Tuttavia si tratta di abitazioni chiaramente poco opportune per la maggior parte del territorio italiano.

Il tema della difesa dal caldo, più volte affrontato, riguarda principalmente la scelta di materiali ad alta densità, in grado di sfasare efficacemente l’onda di calore per le ore necessarie ad impedire il surriscaldamento dell’abitazione o, ancora, l’adozione di sistemi di protezione dai raggi solari come schermi frangisole, raffstore, tettoie, pergolati e quant’altro.

Il problema dell’umidità è tuttavia questione di non poco conto, anche se va ribadito che il legno è un materiale vivo, in grado di adattarsi efficacemente alle diverse condizioni ambientali assorbendo e rilasciando l’acqua presente nell’aria in modo efficace e reversibile. Se questo si rivela un pregio, soprattutto per le sue proprietà di regolatore naturale di umidità per l’interno dell’abitazione, un’esposizione eccessiva del legno all’acqua può dar luogo a fenomeni di deperimento anche gravi.

La soluzione è, evidentemente, la protezione del legno dall’azione diretta e prolungata all’umidità con impregnanti dati in autoclave, oltre ad un accorta scelta delle essenze legnose stesse.

Il grande pregio delle strutture a telaio è che il legno si trova racchiuso in un sandwich di materiali la cui corretta stratigrafia permette di difendere efficacemente l’abitazione. Va da se che le cosiddette blockhaus risultano ben più esposte e necessitano di costanti manutenzioni, costose e non sempre efficaci nel lungo periodo. L’isolamento a cappotto, al contrario, limita le necessità di intervento e garantisce una lunga durata nel tempo, con minime cure all’edificio. Nel caso di umidità persistente il materiale andrà scelto attentamente, oltre che per le caratteristiche propriamente isolanti, anche per le garanzie di protezione della struttura interna della parete.

Un cappotto in fibra di legno, perfetto per una casa prefabbricata a Palermo, potrebbe ad esempio rivelarsi una scelta pessima per un’abitazione da realizzarsi nel basso mantovano. In questo caso un isolamento cappotto di polistirene espanso darà maggiori garanzie di protezione, a fronte di bassi valori di trasmittanza.

Si tratta quindi di una questione da non drammatizzare, ma che va affrontata serenamente, in quanto esistono sul mercato delle case prefabbricate in legno soluzioni efficaci e collaudate.

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Pannelli solari per scaldare le case prefabbricate in legno

Il sole è una fonte di energia gratuita e disponibile quasi tutto l’anno il cui sfruttamento può portare a notevoli riduzioni dei costi energetici dell’abitazione. l’utilizzo di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica o del solare termico per scaldare l’acqua sanitaria si traducono nel giro di qualche anno in ottimi investimenti, anche sotto il profilo ambientale.

Le modalità di captazione passiva della radiazione permette di usufruire gratuitamente del calore del sole sfruttando l’effetto serra. Uno studio corretto dell’orientamento dell’abitazione, della disposizione degli ambienti interni, dell’ubicazione e del dimensionamento delle aperture vetrate permette di ottenere considerevoli risparmi durante la stagione invernale, con un utilizzo minimo dell’ausilio impiantistico, soprattutto nelle giornate di cielo limpido ed in assenza di nebbie.

Grandi vetrate disposte a sud permetteranno di godere di un rapporto ancora più diretto con l’esterno dell’abitazione, permettendo inoltre al verde del giardino di entrare idealmente nella nostra abitazione e di godere pienamente del ciclo delle stagioni.

Durante l’estate dovremo tenere conto però che l’eccesso di calore e di radiazione solare comporterà un inevitabile surriscaldamento che andrà accuratamente evitato per mantenere un microclima gradevole, senza ricorrere al condizionamento forzato dei locali.

L’effetto serra, così auspicabile durante i mesi freddi, è dovuto all’irraggiamento diretto sul vetro e quindi lo schermo va attuato proteggendo le finestre dall’esterno, mediante l’oscuramento totale con persiane o avvolgibili, o parziale, con l’utilizzo di sistemi frangisole fissi o scorrevoli.

E’ possibile altresì proteggere i vetri dal calore collocando degli elementi aggettanti, quali balconi ai piani superiori o tettoie e porticati opportunamente dimensionati. Durante l’estate, nelle ore più calde, il sole è molto alto sulla linea dell’orizzonte ed è sufficiente un piccolo sporto per impedire l’irraggiamento diretto delle vetrate, mentre d’inverno il sole si trova molto più in basso e i raggi del sole sono obliqui e riescono ad entrare nell’abitazione senza venire intercettati, permettendo il riscaldamento passivo della nostra casa in legno.

Un porticato può costituire uno spazio esterno di qualità, da fruire in molti periodi dell’anno, ma può anche divenire un vincolo, estetico e funzionale, non necessariamente gradito, va inserito nel computo delle distanze da confini, strade e fabbricati (se il lotto è piccolo può essere un problema) e diminuisce sensibilmente l’apporto della luce diffusa durante i mesi invernali.

Perché non pensare allora ad una soluzione naturale che si accordi perfettamente con il ciclo delle stagioni, andando ad arricchire il nostro spazio esterno? La piantumazione di alberi a foglia caduca, studiata attentamente per proteggere l’abitazione dall’irraggiamento eccessivo, permetterà una schermatura intelligente, in quanto la caduta delle foglie avviene gradualmente durante i mesi autunnali, al sopraggiungere dei primi freddi, per completarsi con il rigore dell’inverno, quando è necessario il massimo apporto solare. Le foglie primaverili, di piccole dimensioni riprendono a schermare progressivamente le vetrate sino alla stagione calda, secondo un ciclo perfetto per le nostre esigenze. Ovviamente non tutti gli alberi sono adatti allo scopo; ribadendo che la scelta va fatta esclusivamente sulle latifoglie, si dovrà scegliere essenze con chioma folta evitando le forme coniche, ma scegliendo alberi a crescita rapida, la cui potatura privilegerà una forma aperta, ad “ombrello”, in grado di riparare su tutto il fronte.

Un’altra intelligente soluzione può essere la realizzazione di una pergola verde, che potrà costituire durante i mesi caldi di una piacevole isola di fresco, usufruibile al pari di una tettoia, ma che permetterà il massimo dell’apporto luminoso durante l’inverno. Anche in questo caso la scelta di rampicanti a foglia caduca accorderà perfettamente il ciclo stagionale delle piante con le mutate richieste termiche dell’abitazione, senza ausilio di dispositivi manuali o meccanici di alcun tipo.

Ecco che i nostri folti alberi combinati magari ad un roseto senza spine e a rapida crescita come le splendide roselline “banxiae” da far crescere sopra il pergolato possono costituire elementi di ombreggiatura senza eguali e di innegabile arricchimento per il nostro giardino.

Ancora una volta è possibile migliorare moltissimo l’efficienza energetica (invernale ed estiva) della nostra casa prefabbricata in legno senza aggravi di costo, ma con una progettazione attenta e consapevole.

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L’elemento tetto nelle case prefabbricate in legno

Il tetto è sicuramente uno degli elementi più importanti nella realizzazione di un edificio, sia che si tratti di nuove costruzioni che di ristrutturazioni.

perseguire il risparmio energetico e le migliori condizioni di benessere investe di grandi responsabilità il pacchetto di copertura.

Le problematiche da affrontare sono molteplici e spesso contrastanti a seconda delle differenti condizioni climatiche stagionali e dell’ubicazione dell’edificio. I tetti della fascia montana o dei paesi del nord Europa presentano caratteristiche assai diverse da quelli realizzati nelle zone mediterranee o nelle pianure.

La progettazione deve tenere conto delle condizioni climatiche prevalenti, della persistente presenza di umidità o se la zona è soggetta ad abbondanti nevicate.

Le possibili soluzioni tecniche da adottare si concentrano sull’utilizzo di differenti modalità di assemblaggio tra materiali strutturali ed isolanti.

Il tetto deve innanzitutto essere affrontato come una partizione esterna, analogamente alle pareti e, pertanto, va adeguatamente isolato.

In tutti i casi alti spessori di isolante consentono di abbassare le dispersioni termiche ed è possibile il miglioramento delle ore di sfasamento dell’onda di calore estiva con l’adozione di materiali ad alta densità come la fibra di legno al posto della lana di roccia.

In Italia negli ultimi anni vengono molto utilizzati i cosiddetti tetti ventilati.

Il tetto ventilato (o traspirante) è senz’altro uno dei sistemi costruttivi più diffusi, offrendo notevoli vantaggi per il benessere delle nostre abitazioni, la durata delle strutture di copertura, limitandone le manutenzioni e garantendo un interessante risparmio energetico.

Lo strato di ventilazione viene realizzato nei tetti a falde inclinate distaccando il manto di copertura in tegole o coppi dallo strato isolante sottostante e dalla struttura.

La presenza di una vera e propria camera di ventilazione permette di ottenere una circolazione d’aria costante, utile per migliorare le qualità termiche dei sottotetti, rendendoli ambienti confortevoli, in particolare nella stagione estiva.

L’aria fresca proveniente dall’ambiente esterno viene convogliata dalla linea di gronda e riscaldata nell’intercapedine per effetto dell’irraggiamento, divenendo più leggera e, fuoriuscendo rapidamente dal colmo, sottraendo calore dall’interno e riducendo il flusso del calore entrante (il cosiddetto “effetto camino”).

Durante la stagione fredda, la circolazione dell’aria, pur meno intensa, consentirà di mantenere asciutto il materiale isolante, evitando fenomeni di condensa e la formazione di muffe, migliorando la durata nel tempo degli elementi costruttivi del tetto.

Le qualità del tetto ventilato vengono valorizzate quando la copertura è realizzata su struttura portante lignea, poiché il legno è un materiale naturalmente traspirante che aiuta a stabilizzare il tasso di umidità interna in modo “passivo”.

L’adozione contemporanea di un isolante di minimo spessore tende a limitare però l’efficacia di questa tecnica costruttiva che non va mai considerata un’alternativa al pacchetto di coibentazione. Al contrario un’attenta progettazione deve prevedere una composizione di adeguato spessore per elevare l’efficienza complessiva della copertura nelle diverse condizioni climatiche, in particolare in quelle zone caratterizzate da elevate escursioni termiche stagionali come le regioni del nord Italia.

Sul mercato delle case prefabbricate in legno sono reperibili varie soluzioni tecniche. Non tutte le ditte si affidano al tetto ventilato, puntando maggiormente sulle caratteristiche dell’isolante stesso. Viceversa il sottodimensionamento dell’isolamento dei tetti ventilati ne limita l’efficienza durante la stagione invernale, così come l’adozione di materiali leggeri come le lane minerali può implicare un comportamento non corretto in presenza di alte temperature esterne.

Come sempre il ruolo del progettista diviene importante nella scelta della tecnica costruttiva più adeguata, oltre che della stessa ditta costruttrice.

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Un prefabbricato pronto in due settimane per le vittime degli incendi australiani


All’inizio c’era l’IPOD che raggruppava ore ed ore di musica in un piccolo involucro.
Adesso, piccole e concrete scatole denominate “regrowth pods” potrebbero aiutare centinaia di famiglie australiane lasciate senza casa dai terribili incendi sviluppatisi nel continente in quest’ultimo anno.

I progettisti di questi moduli abitativi ritengono che possano fornire un veloce ed economico sistema per permettere alle vittime degli incendi di ritornare alla loro terra.

Catastrofi naturali come incendi e terremoti il terremoto in Abruzzo
Ogni pod arriva già pronto con una sala e spazi per un bagno ed una cucina, ed è completamente allacciabile alla rete elettrica e fognaria.

Una coppia di Kinglake (Jacqueline Marchant e Stoney Black ed il loro figlio David) sono i primi a sperimentare una vita abitativa all’interno di questi moduli dopo aver perso la loro casa.

“E’ un concetto fantastico, che cosa potrebbe chiedere di più la gente?” spiega il Signor Black.

“E’ una costruzione semplice e velocemente installabile che per di più viene connessa all’area nella quale sei vissuto e abituato permettendoti di ricominciare a vivere immediatamente.”

Realizzati dalla 1:1 Architects di Melbourne, Australia, sono disponibili ad un costo di circa $30,000, e possono essere costruiti come una singola unità oppure come molteplici blocchi con un tempo di posa e consegna in circa due settimane.

Juliet Moore, una direttrice 1:1, ha sperimentato sulla sua pelle la tragedia degli incendi e tutto questo l’ha portata a realizzare il progetto.

“Il regrowth pod non è un qualcosa di temporaneo e la sua bellezza sta nel fatto che quando sei pronto per ricostruire puoi semplicemente aggiungere quello che vuoi!” Continua Juliet.

Uno dei fattori principali del pod, e che garantisce anche psicologicamente I suoi abitanti, è che è realizzato interamente da materiali non infiammabili assicurando una protezione in caso d’incendi.

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