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Natural Fusion Home dalla Penn State al Solar Decathlon

Natural Fusion è il nome adottato dalla Penn State per competere al Solar Decathlon 2009.

Ecco il loro sito web e blog.

Anche l’Ohio State University al Solar Decathlon con Solar House 1

Ohio State University prende parte al Solar Decathlon presentando la Solar House 1.

Di questo progetto segnaliamo

Solar Decathlon premia la casa prefabbricata più ecosostenibile

Dal 9 al 18 ottobre prossimi, il Dipartimento americano dell’Energia, con sede a Washington, ha organizzato Solar Decathlon,  una manifestazione che coinvolge studenti appartenenti a college e a università del mondo.

Venti team in tutto che si misureranno in una competizione interessata a premiare la miglior progettazione e il miglior design per la costruzione di una casa ecosostenibile alimentata a energia solare e ad alta efficienza energetica.

Al Solar Decathlon il prefabbricato SolAbode del Team Alberta

Il team Alberta è la prima squadra canadese dell’ovest a partecipare alla prestigiosa competizione internazionale Solar Decathlon.

La loro abitazione prefabbricata,  SolAbode, è uno sforzo comune intrapreso tra:

  • Università di Calgary
  • SAIT Politecnico
  • Mount Royal College
  • Alberta College of Art + Design.

Links:

Da notare che SolAbode sarà in mostra in Vancouver durante le olimpiadi invernali del 2010.

Zerow House della Università di Rice

Il biglietto da visita dell’Università di Rice nel Solar Decathlon 2009 si chiama “Zero Energy Row House.”

Il design adottato per la ZEROW HOUSE nasce sulle specifiche di piccole case con un budget limitato che fa uso di tecnologie innovative e materiali locali.

Si stima un costo di: $148,000.

Di questo progetto segnaliamo:

Da notare:

Invece che costruire una casa prefabbricata solo per la competizione Solar Decathlon 2009, il team ha pensato ad un prefabbricato che potesse tornare utile alla comunità e ha stretto, quindi, accordi con una comunità di Houston alla quale donare la ZEROW HOUSE  dopo la gara.

Blu Homes acquista i diritti su alcuni modelli di case prefabbricate di Michelle Kaufmann

Il San Francisco Chronicle riporta che Michelle Kaufmann ha venduto i diritti su alcune delle sue realizzazioni della MK Designs alla Blu Homes.

Tra i progetti segnaliamo:

  • Glidehouse
  • Breezehouse
  • mkLotus
  • mkSolaire

Dall’articolo:

Blu Homes ha sviluppato un sistema proprietario modulare che permetterà un notevole risparmio economico in associazione con i progetti Kaufmann soprattuto nella spedizione del materiale e l’assemblaggio sul posto.  Elementi come le pareti perimetrali sono creati cin dei cardini che permettono di essere facilmente compattati per il trasporto dal luogo di poroduzione al cantiere. Le case prefabbricate MK Designs, a differenza del progetto originario, dovrebbe avere solo una piccola differenza nei piani (altezze e proporzioni) anche se, come afferma  Kaufmann, il design dovrebbe rimanere invariato.

Blu Homes progetta di commercializzare le abitazioni in tutto il NOrd America.

I vincoli architettonici e le case prefabbricate in legno

Le profonde differenze climatiche e morfologiche tipiche del nostro paese hanno prodotto una straordinaria ricchezza di alternative tecnico-costruttive connessa ad un sempre diverso concetto di abitazione.

Il tema della casa in Italia è fortemente legato ad aspetti storici e culturali, basato sull’utilizzo di materiali locali e metodologie costruttive sviluppatesi sopratutto in risposta alle caratteristiche bioclimatiche locali (caldo, freddo, umidità, piovosità). Negli ultimi decenni il generale appiattimento dell’edilizia sugli interessi immobiliari e secondo logiche speculative ha messo in disparte l’architettura regionale, le tipologie ed i materiali locali in favore delle villette a schiera in cemento armato.

Le partizioni esterne, pareti, finestre e coperture, vengono a perdere così la loro originaria funzione di protezione passiva per divenire semplici elementi di involucro, affidando la regolazione climatica dell’abitazione unicamente all’impiantistica di riscaldamento e raffrescamento.

Fortunatamente la tendenza si sta lentamente invertendo e si assiste ad un ritorno al regionalismo in gran parte del nostro paese, a muri e tetti isolati ed edifici sempre meno disperdenti.

Come è dunque possibile conciliare la costruzione delle case prefabbricate in legno, basate su un sistema costruttivo altamente standardizzato e sostanzialmente estraneo alla cultura edilizia italiana con la necessità di inserire l’abitazione in un contesto fortemente caratterizzato, rispettando i vincoli architettonici, siano essi imposti da una commissione edilizia o dalla soprintendenza o coerentemente racchiusi nelle scelte progettuali stesse?

Si tratta di un problema di non poco conto, che evidenzia chiaramente tutti i limiti dei sistemi costruttivi che fanno un uso del legno a vista, come le blockhaus, improponibili nel nostro paese (e non solo in Toscana o in Liguria). La finitura a cappotto permette al contrario di aggrappare in facciata intonaci di diversa granulometria e concede la massima libertà nell’utilizzo delle tinteggiature. Si potrà applicare un rivestimento in ecopietra a pannelli, di limitato spessore e peso, o creare agevolmente false cornici in marmo, montare lattonerie in rame e manti di copertura in coppi o tegole in laterizio.

I pochi vincoli tecnici delle case prefabbricate, concedono inoltre il massimo della flessibilità in sede progettuale all’architetto, che potrà efficacemente caratterizzare tipologicamente l’abitazione, nel rispetto della bioclimatica e del risparmio energetico, pure a fronte di uno sforzo complessivamente senz’altro maggiore.

Non è raro che siano le stesse amministrazioni comunali a far nascere qualche ostacolo dovuto alla scarsa conoscenza delle case in legno o ad una interpretazione quantomeno restrittiva del regolamento edilizio. Anche in questo caso è fondamentale affidarsi ad un tecnico che creda fermamente nei vantaggi della tecnica costruttiva prefabbricata e sia disposto a promuovere le scelte fatte nelle sedi opportune. Spesso i Comuni hanno tutto l’interesse a sponsorizzare interventi innovativi come quelli rivolti alla bioedilizia ed alla sostenibilità ambientale. Il tecnico dovrà chiaramente sforzarsi di coinvolgere l’amministrazione attribuendo ad essa meriti ed onori, a fronte, in molti casi, di agevolazioni anche sul piano dell’iter burocratico oltre che un alleggerimento, in molti casi, degli oneri comunali, secondo una tendenza ribadita anche recentemente dal “piano casa”.

Si tratta in definitiva di un aspetto da non trascurare, che porta purtroppo ad escludere quasi sempre a priori la scelta di molti cosiddetti modelli a catalogo in favore di un progetto mirato e basato non solo sulle aspettative del cliente, ma anche sul favorevole impatto architettonico dell’abitazione nel contesto urbano.

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

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Le case prefabbricate in legno e la loro dotazione standard

Il preventivo di una casa prefabbricata, soprattutto se si tratta di un progetto personalizzato, è una fase molto delicata e non sempre il cliente è in grado di valutare a fondo l’effettivo peso economico di alcune scelte costruttive. ogni abitazione è unica e va costruita come un vestito di sartoria, con caratteristiche esclusive e adattata alle nostre esigenze individuali.

L’unicità può però presentarci un conto salato, soprattutto se non abbiamo ben presenti alcune peculiarità costruttive delle case in legno prefabbricate.Quando ci affidiamo ad un’impresa tradizionale, solitamente le scelte tecniche vengono discusse tra impresario ed architetto, senza troppo coinvolgere il cliente negli aspetti costruttivi. Quest’ultimo comincerà ad occuparsi direttamente della propria abitazione quando si tratterà di scegliere le finiture o al massimo gli impianti. Solitamente poi gli aspetti realizzativi (strutture, isolamenti) sono soggetti ad oscillazioni di prezzo importanti e, se il cliente deve fare i conti con il budget, spesso magro e vincolato ad un mutuo, impresa e tecnico hanno tutto l’interesse ad assicurarsi un silente margine di manovra.

Come sempre, si sceglie di spendere il meno possibile proprio laddove potremmo assicurarci i maggiori benefici energetici e di confort, con lo scopo di migliorare il fondamentale capitolato di finitura, facendo inconsapevolmente un grande favore all’impresa.

Le case prefabbricate in legno non consentono questa beata ignoranza. Tutte le ditte “serie” (e ribadisco “serie”, non aggiungo altro), permettono al cliente di conoscere le opzioni costruttive relative al “grezzo”, ovvero alla composizione del sandwitch delle pareti, ai materiali impiegati, alla scelta dei serramenti, degli isolamenti, degli impianti, partendo da una dotazione standard minima.

Il livello base è solitamente già molto alto e risulta sufficiente per raggiungere elevati livelli di risparmio, grande efficienza energetica e benessere. Il tutto con un rapporto costo-beneficio ottimale. Modifiche all’equipaggiamento standard comportano spesso sovrapprezzi non sempre giustificabili con effettivi miglioramenti realmente percepibili dal cliente.

Faccio qualche esempio al proposito.

Aumentare lo spessore di una parete esterna comporta (oltre al maggiore ingombro volumetrico) incrementi di isolamento che andranno ad incidere sulla bolletta solo marginalmente, a fronte di un costo ben più alto.

Se le finestre vengono già fornite di avvolgibili, il loro scorporo comporterà una minima detrazione e l’installazione di persiane fuori standard implicherà un extra-costo notevole.

Alcune ditte inseriscono già una canna fumaria o una scala di collegamento tra il piano terra e il piano superiore, mentre altre le fanno pagare a parte.

In un’abitazione tradizionale i serramenti sono … finestre. In una casa prefabbricata in legno l’importanza energetica di questi elementi risulta fondamentale per assicurare alti livelli di isolamento; si tratta di elementi con soluzioni tecniche spesso sofisticate relativamente alla sicurezza ed alla manutenzione (legno all’interno, alluminio all’esterno), con vetri a bassa trasmittanza e materiali di qualità. Anche in questo caso migliorie e sovrapprezzi non appaiono sensati.

Quasi tutte le ditte eseguono la finitura interna di pareti e soffitti a cartongesso (stuccato e verniciato). E’ possibile ovviamente applicare uno strato di intonaco o rasatura, o lasciare la struttura lignea del solaio e del tetto a vista, ma prepariamoci a pagare parecchio per queste scelte estetiche. Ricordiamo che il legno a vista è molto “caldo”, ma tende ad assorbire la luce rispetto al bianco riflettente di un soffitto in cartongesso semplicemente tinteggiato e complessivamente ha un aspetto “rustico” non sempre consapevolmente auspicato.

Le pareti esterne vengono quasi sempre tinteggiate di colore bianco, senza sovrapprezzo. L’applicazione di un intonaco esterno di spessore maggiorato e colorato viene eseguito successivamente in opera, anche in questo caso con maggiorazioni non trascurabili.

La dotazione standard rappresenta spesso il miglior rapporto qualità prezzo possibile ed è sicuramente ottimale per le nostre esigenze abitative. Facciamoci fare un preventivo che incorpori le soluzioni di base ed eventualmente richiediamo eventuali varianti come opzione. Otterremo un risparmio evidente senza rinunciare al massimo dell’efficienza energetica della nostra futura casa.

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

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Case prefabbricate in legno ed il loro rendimento energetico

Fino a che livello di prestazioni energetiche e’ possibile spingere le case prefabbricate in legno e come si puo’ conciliare il risparmio sulla bolletta con un costo di costruzione leggero?

Bisogna innanzitutto fare chiarezza sugli obiettivi da raggiungere, soprattutto in presenza di un budget di spesa limitato. Proviamo a procedere per punti:

1. Minimo fabbisogno di energia per il riscaldamento invernale.

Va ottenuto innanzitutto attraverso un progetto finalizzato alla minima dispersione termica a partire dal disegno, con una pianta compatta possibilmente vicina alla forma quadrata, assenza di aggetti o rientri nella sagoma, involucro e copertura di tipo semplice, poche aperture rivolte verso nord.

E’ poi essenziale ottenere il massimo del guadagno solare accumulando il calore invernale mediante una captazione mirata dell’energia passiva, in particolare nelle ore più calde attraverso il posizionamento degli ambienti di soggiorno verso sud. Le vetrate sono in grado di far passare la radiazione e di scaldare efficacemente l’abitazione per effetto serra impedendo al calore stesso di fuoriuscire. E’ intuibile l’importanza di installare serramenti di alta qualità con vetrocamera a bassa trasmittanza per agire efficacemente sulla componente solare e minimizzare le dispersioni dovute al minore isolamento del vetro stesso rispetto alla parete coibientata.

2. Massima protezione dall’eccesso di calore estivo per evitare l’ausilio dei sistemi di condizionamento.

Il surriscaldamento dell’edificio deve, ancora una volta, essere eliminato all’origine attraverso un’accorta progettazione passiva. E’ fondamentale evitare che la radiazione solare incida direttamente sulle vetrate nei mesi più caldi schermando i raggi estivi con tettoie, balconi, frangisole, pergolati, tende, sporgenze del tetto, veneziane esterne. I sistemi a disposizioni sono molti e possono modulare in modo interessante gli spazi esterni, creando luoghi di fruizione usufruibili tutto l’anno. Infatti i raggi del sole durante l’estate sono vicini allo zenith e vengono bloccati facilmente dagli schermi passivi, mentre nei mesi freddi possono passare, in quanto si trovano molto più bassi, vicini alla linea dell’orizzonte.

3. Limitare al massimo l’impiantistica per il riscaldamento ed il raffrescamento.

Una casa a basso consumo necessita di poca energia, per cui appare logico non spendere troppi soldi per degli impianti termici costosi che richiederanno tempi lunghissimi per rientrare nell’investimento. Le pompe di calore sono davvero consigliabili solo in presenza di interventi di una certa dimensione come le case plurifamiliari. A volte le aziende e gli impiantisti spingono su questa voce più per il loro interesse che per il vostro….e qui mi fermo.

4. La composizione della parete andrà attentamente determinata in base alla zona climatica.

In generale no agli isolanti troppo leggeri come la fibra di vetro o la lana di roccia. Bene la cellulosa e meglio ancora la fibra di legno ad alta densità. Il cappotto serve per non fare entrare il freddo, quindi bastano pochi centimetri. Alcune aziende forniscono pareti di grande spessore con cappotti esterni esagerati, di 10 o più centimetri. Meglio aumentare lo spessore dell’isolante interno, che migliorerà le caratteristiche di coibentazione durante tutto l’anno.

5. L’importanza dell’isolamento del tetto.

I tetti ventilati in Italia spesso vengono offerti con isolamenti insignificanti, puntando tutto sulla capacità di questa tecnica costruttiva di eliminare il calore in eccesso e l’umidità. Tuttavia l’isolamento è fondamentale e deve essere di spessore adeguato. La copertura dovrebbe avere un valore di trasmittanza analogo alla parete esterna e questo è possibile solo con tanti centimetri di isolamento. Anche in questo caso meglio un isolante con una certa massa, in grado di fungere da barriera di protezione tutto l’anno. La camera di ventilazione può essere una soluzione tecnica da abbinare ad un tetto bene isolato, ma andrà valutata attentamente in base al tipo di progetto e alle condizioni climatiche specifiche del luogo.

A cura dell’architetto Paolo Crivellaro, esperto di case prefabbricate in legno e bioedilizia.

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Come realizzare una casa da dei container a Upland in California…

Questa abitazione di due piani a Upland in California è stata costruita utilizzando, tra gli altri materiali, cinque containers riciclati provenienti dalla AAA Containers & Equipment Sales.

La casa prefabbricata comprende 4 camere da letto e 3,5 bagni.

La proprietaria dell’immobile, attraverso il suo

blog, ci ha voluto rendere partecipi del processo cotruttivo inserendo informazioni utili e video.

Links utili

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